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Chatbot Whatsapp: quando l’AI dà un vantaggio reale

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McKinsey sottolinea che l’AI nel customer engagement (messaggistica tramite Whatsapp) può aumentare efficacia e produttività, ma funziona quando è inserita in un ecosistema ben progettato. Su WhatsApp ci vogliono conversazioni puntuali, non “chatbot fuffa”

Tradotto per una PMI: un chatbot per WhatsApp non deve intrattenere e conversare del più o del meno, peggio dare informazioni contrastanti o non puntuali. 

Deve fare tre cose, molto pratiche.

1) Qualificare velocemente senza essere invasiva

Appena arriva un messaggio su WhatsApp, un chatbot per WhatsApp (o meglio: un assistente AI conversazionale) può riconoscere l’intento (informazioni, preventivo, assistenza, urgenza), fare 1–2 domande ben scelte, e instradare. Qui il valore è tempo: tuo e del cliente.

2) Rispondere bene alle domande ripetitive (con contenuti approvati)

Prezzi, disponibilità, modalità, spedizioni, policy: il chatbot per WhatsApp può rispondere usando una knowledge base aggiornata. La qualità qui non è “risposta lunga”, è “risposta corretta e coerente”.

3) Preparare il lavoro umano nelle conversazioni complesse

Quando serve empatia, negoziazione o un caso anomalo, l’AI deve fare handoff: riassunto, storico, contesto, proposta di prossimi step. È la forma più elegante di “AI che potenzia le persone”, non che le sostituisce.

Un’attenzione importante, soprattutto su WhatsApp: le policy e l’ecosistema cambiano. Negli ultimi mesi Meta ha stretto le regole su bot generalisti su WhatsApp Business, spingendo verso soluzioni orientate al customer service e al commerce, non verso “AI come prodotto dentro WhatsApp".
Questo non è un limite: è un invito alla progettazione seria. E quindi a costruire un chatbot per WhatsApp che sia servizio, non gadget.

Il rischio è l’improvvisazione: risposte lente, incoerenti, non tracciate. Ed è qui che entra l’AI - ma nel modo giusto. In pratica: un chatbot per WhatsApp che lavora con regole chiare, contenuti approvati e passaggio all’umano quando serve.

Strumenti pratici che vale la pena valutare

A seconda della tua maturità digitale:

  • WhatsApp Business app (se hai pochi volumi): quick replies, etichette, catalogo. È la base “manuale” su cui spesso ha senso costruire, prima di parlare di chatbot per WhatsApp.
  • WhatsApp Business Platform / Cloud API (se vuoi scalare): integrata con un CRM e una piattaforma conversazionale (es. Infobip, respond.io, ecc.) per automazioni, routing, reporting. Qui il chatbot per WhatsApp diventa un sistema: tracciabile, misurabile, migliorabile.
  • Per l’assistenza e l’AI “assistita”: suite come Salesforce Service stanno spingendo molto su knowledge + AI + agent assist.

La conversazione è un mezzo, non il risultato

Un chatbot per WhatsApp, da solo, non basta. Funziona davvero solo se inserito in una strategia di digital marketing più ampia, dove ogni fase, dall’interesse alla vendita, è progettata con criterio.

La conversazione è un passaggio, non il punto di arrivo. Serve per qualificare, chiarire, preparare il contatto.
Poi serve un processo che trasformi quel contatto in vendita reale, non solo in lead.

È su questo che lavoriamo: sulla consulenza strategica che collega tecnologia, comunicazione e vendite.
Perché l’obiettivo non è rispondere di più, ma vendere meglio.

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Michaela Matichecchia

Michaela Matichecchia

Sviluppo strategie di digital marketing per le aziende. Mi guida la digital analytics. Mi entusiasmano i risultati delle campagne advertising che gestisco. Sfrutto la potenza dell'AI per ottenere lead di qualità

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