Comunicare con la Gen Z: perché l’intrattenimento non è sufficiente
È una semplificazione comoda. E come tutte le semplificazioni comode, è anche pericolosa.
I dati del Report Generazioni Inside di TourTools raccontano una realtà più interessante: dentro la Gen Z sta emergendo un gruppo che sfugge agli stereotipi. Li abbiamo chiamati Nativi Digitali Evoluti. Giovani che non cercano meno contenuti, ma contenuti migliori. Più chiari, più strutturati, più utili per decidere.
Il punto non è la durata, è il senso.
Intrattenere crea attenzione. Spiegare crea valore.
Intrattenere funziona. Attira click, like, visualizzazioni. Ma ha un limite strutturale: non sedimenta. Se la tua comunicazione si ferma all’intrattenimento, succede questo: ti guardano, sorridono scorrono e passano oltre.
Il contenuto non lascia traccia. Non costruisce memoria, né fiducia.E quando arriva il momento di scegliere, non sei nella testa di nessuno.
Chi sono i “Nativi Digitali Evoluti”
I Nativi Digitali Evoluti mostrano un comportamento diverso rispetto allo stereotipo della Gen Z superficiale e disattenta. Non sono una nicchia marginale, ma una parte sempre più rilevante di giovani che ha adottato approcci simili a quelli dei Millennial più maturi.
Cercano contesto, vogliono capire prima di scegliere e premiano chi spiega bene, non chi urla più forte.
Usano Instagram in modo più intenzionale, sono disposti a dedicare tempo anche a contenuti lunghi se li percepiscono come utili, diffidano dell’influencer marketing generico e verificano le informazioni prima di fidarsi.
In generale, cercano brand capaci di chiarire, dare senso e accompagnare le scelte, più che limitarsi a performare o intrattenere.
Cosa significa questo per le aziende
Se il tuo target include giovani professionisti, studenti universitari, freelance, primi ruoli decisionali, la domanda non è più: “Come faccio a sembrare interessante?” “Sto aiutando davvero qualcuno a capire?”
I contenuti che funzionano davvero
Funzionano quelli che abbassano l’ansia decisionale.
Alcuni esempi concreti:
- guide che spiegano come scegliere (non solo cosa scegliere);
- confronti chiari tra alternative;
- contenuti che mostrano il “perché” dietro a una scelta;
- casi reali, spiegati senza storytelling forzato.
Non serve semplificare tutto. Serve rendere comprensibile.
Alcuni brand che stanno già andando in questa direzione
Patagonia
Patagonia è un caso di green marketing e branding basato sui valori, dove l’attenzione è su scelte sostenibili, trasparenza e comunicazione educativa, non sul puro intrattenimento. Questo approccio crea connessioni profonde con i consumatori che condividono gli stessi valori. Chi li segue, li capisce. E poi li sceglie.
Notion
Notion è un esempio di marketing basato sull’educazione e sulla creazione di contenuti utili che spiegano l’uso della piattaforma, generano valore e costruiscono una community attiva. Non punta solo all’intrattenimento, ma a contenuti che insegnano e coinvolgono. È diventato uno standard proprio perché spiega bene.
Meno rumore, più utilità (anche con i giovani)
Il Report Generazioni Inside mette in discussione un mito diffuso: che i giovani abbiano una soglia di attenzione più bassa.
La soglia non è più bassa. È più selettiva.
Ed è qui che il marketing smette di essere performance pura e torna a essere quello che dovrebbe essere: uno strumento per aiutare le persone a scegliere meglio.