Scarica la risorsa nel Dojo

Migliora il tuo Ecommerce con foto efficaci

Scarica
5
Min

Direttiva Omnibus su Shopify: cosa sapere prima di fare sconti

Gestire uno sconto su Shopify sembra semplice: imposti il prezzo promozionale, mostri la promozione, lanci la campagna e aspetti le vendite. Ma se vendi online in Europa, oggi gli sconti non sono solo una leva commerciale. Sono anche un tema di trasparenza, conformità e fiducia.
Image
shopify

La Direttiva UE 2019/2161, conosciuta anche come Direttiva Omnibus, è stata recepita in Italia per rafforzare la tutela dei consumatori contro pratiche commerciali 
scorrette, comunicazioni non trasparenti e comportamenti sleali. Per gli eCommerce, uno dei punti più importanti riguarda gli annunci di riduzione di prezzo: quando 
comunichi uno sconto, devi indicare anche il prezzo precedente, cioè il prezzo più basso applicato nei 30 giorni prima della promozione. Secondo le indicazioni del 
Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo precedente è quello più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni precedenti, distinguendo il canale online dal punto vendita fisico quando necessario.

Il desiderio non è ancora una strategia

Avere un obiettivo ambizioso è positivo. Il problema è confondere l’ambizione con la pianificazione.

“Voglio più clienti” è un desiderio legittimo, ma non è ancora una strategia. Una strategia inizia quando quel desiderio viene messo a confronto con la realtà: il budget disponibile, il tempo necessario, la qualità della comunicazione attuale, la forza dell’offerta, i contenuti esistenti, la concorrenza, il mercato e la disponibilità dell’azienda a cambiare qualcosa.

Perché a volte il vero nodo è proprio questo: si vogliono risultati diversi, ma si cerca di ottenerli lasciando tutto uguale.

Stesso messaggio, stessa landing page, stessi contenuti, stesso budget, stesso approccio commerciale. E poi ci si stupisce se il mercato risponde nello stesso modo.

Prima di promettere risultati, bisogna leggere il contesto

Una campagna non vive nel vuoto. Vive dentro un ecosistema fatto di persone, dati, percezioni e strumenti.

Se un’azienda ha una comunicazione poco chiara, una landing che non spiega bene l’offerta, un prodotto difficile da comprendere o un brand poco riconosciuto nel mercato, la campagna pubblicitaria dovrà lavorare molto di più. Non perché la piattaforma non funzioni, ma perché sta cercando di compensare problemi che stanno prima della campagna.

È qui che l’analisi iniziale diventa fondamentale. Prima di parlare di budget, canali e creatività, bisogna chiedersi: 

  • l’offerta è comprensibile? 
  • Il target è definito? 
  • Il sito aiuta davvero a convertire? 
  • I contenuti disponibili spiegano il valore dell’azienda? 
  • Le persone hanno motivi sufficienti per fidarsi?

Senza queste risposte, il rischio è mettere soldi in pubblicità e aspettarsi che risolva tutto. Ma una campagna può amplificare ciò che funziona. Raramente può salvare ciò che non è stato costruito bene.

Il feedback sincero non frena il progetto. Lo protegge

Dire a un cliente che un obiettivo va ridimensionato, che una promessa è troppo debole, che il budget non è coerente con le aspettative o che serve più tempo non è un atto di rigidità. È un atto di tutela.

Nel marketing, il feedback sincero serve a evitare che un progetto parta con aspettative sbagliate. Perché quando le aspettative sono poco realistiche, il problema non emerge subito. All’inizio c’è entusiasmo. Poi arrivano i dati. E se quei dati non corrispondono all’idea iniziale, nasce la frustrazione.

Un partner serio non dovrebbe alimentare illusioni per chiudere un progetto più velocemente. Dovrebbe aiutare l’azienda a vedere meglio la situazione: cosa è possibile fare subito, cosa richiede più tempo, cosa va sistemato prima, cosa può essere testato e cosa invece rischia solo di bruciare budget.

La sincerità, in questo senso, non è durezza. È rispetto per il lavoro, per il budget e per il risultato che si vuole costruire.

Budget, tempo e cambiamento devono stare nello stesso ragionamento

Molte strategie falliscono perché budget, tempo e aspettative vengono trattati come elementi separati. In realtà sono collegati.
Se il budget è basso, servirà più precisione. Se il tempo è poco, bisognerà essere molto chiari su cosa si può ottenere davvero. Se l’azienda non vuole modificare nulla della comunicazione, allora bisogna accettare che anche i risultati potrebbero essere limitati.

Il punto non è dire “non si può fare”. Il punto è definire il percorso più realistico.
Ed è proprio qui che il marketing diventa metodo: non una sequenza di azioni da fare, ma un processo di decisioni da prendere con lucidità.

Image
shop

Un’app può risolvere un problema, ma se viene valutata male può crearne altri: testi poco chiari, widget posizionati male, informazioni non coerenti nella scheda prodotto o difficoltà nella gestione di mercati diversi. Per questo la scelta deve partire sempre dal problema: cosa devi mostrare, dove, per quali prodotti e con quale impatto sull’esperienza utente.

Una strategia efficace non nasce dalla promessa più ambiziosa. Nasce da un allineamento onesto.

Agenzia e cliente devono sapere qual è la situazione reale, quali risorse sono disponibili, quali limiti esistono e quali passaggi servono per arrivare al risultato. Questo rende il lavoro più ordinato, ma soprattutto più sostenibile.

Perché quando tutti conoscono il punto di partenza, è più facile leggere i risultati nel modo giusto. Un test non viene interpretato come un fallimento, ma come un dato. Una modifica non viene vissuta come un ripensamento, ma come un’ottimizzazione. Un obiettivo ridimensionato non diventa una sconfitta, ma una scelta più coerente con il contesto.

È questa la differenza tra improvvisare e lavorare con metodo.

La vera domanda da farsi prima di partire

Prima di chiedersi “quanti clienti voglio ottenere?”, bisognerebbe chiedersi: “cosa sono disposto a mettere in discussione per arrivarci?”.

Perché il marketing non è magia. Non trasforma automaticamente un’offerta poco chiara in una macchina di conversione. Non risolve in pochi giorni problemi costruiti in anni. Non sostituisce la fiducia, la reputazione, la qualità del messaggio o la coerenza del percorso.

Può però fare una cosa molto importante: dare ordine. Può aiutare a capire cosa funziona, cosa va corretto, cosa va misurato, cosa va comunicato meglio e dove investire con più consapevolezza. È qui che la sincerità diventa un valore strategico. Non serve a smontare le aspettative. Serve a costruirle meglio.

Quando le aspettative diventano un piano

Partire dalla realtà non significa rinunciare all’ambizione. Significa darle una struttura.

Un obiettivo alto può essere raggiunto, ma deve essere collegato a condizioni concrete: budget adeguato, tempi realistici, contenuti coerenti, dati leggibili e disponibilità a intervenire dove serve.

Il marketing funziona quando smette di essere una promessa generica e diventa un percorso condiviso. Un percorso in cui cliente e agenzia sanno cosa aspettarsi, cosa monitorare e quali passaggi affrontare per arrivare al risultato.

Perché una strategia non serve solo a far partire un progetto. Serve a renderlo più chiaro, più sostenibile e più solido nel tempo.

Image
Paolo Monini

Paolo Monini

Mi occupo di advertising, aiutando aziende e professionisti a crescere online attraverso campagne pubblicitarie costruite su misura, guidate dai dati e orientate ai risultati.

Scopri di più